Vignali Mario

Pietra d’inciampo posata il 25 aprile 2026 a Felino, dinanzi al Municipio

Mario Vignali nasce nella frazione di Barbiano (Felino) il 25 dicembre 1923. Nel marzo 1943 si arruola in Marina e si imbarca sul caccia “Duilio”. L’8 agosto 1944 si unisce alle brigate partigiane “Giustizia e Libertà”, attive nel Parmense, ed entra a far parte del distaccamento “Pennino”. Il 12 ottobre 1944 viene catturato dai tedeschi sulle colline di Felino e condotto, dapprima, a Langhirano e successivamente a Parma, presso Palazzo Rolli, sede della SD tedesca. Mario Vignali viene rinchiuso in una cella in isolamento, con le mani legate: sottoposto a un feroce interrogatorio e pestato a sangue, non tradisce i compagni. Il giovane partigiano rimane nella cella di Palazzo Rolli per ventotto giorni per poi essere trasferito nel carcare di San Francesco, dove trascorre altri ventinove giorni di detenzione. In seguito, viene trasferito nel campo di transito di Bolzano, da dove, “verso le otto di sera di una giornata freddissima”, come si legge in una testimonianza scritta dallo stesso Vignali, ha inizio il terribile viaggio verso Mauthausen. Una volta giunto nel campo di concentramento di Mauthausen, Mario Vignali viene trasferito quasi subito nel sottocampo di St. Aegyd, in Bassa Austria. All’approssimarsi della fine della guerra, il sottocampo viene fatto evacuare dai tedeschi e i prigionieri superstiti, tra cui Vignali, vengono condotti nuovamente a Mauthausen.

Così Mario Vignali racconta l’ultimo, tremendo periodo trascorso nel campo di concentramento: “Eravamo fitti come i sassi di un torrente! In quei giorni il crematorio fumava giorno e notte. Migliaia e migliaia di prigionieri di ogni nazionalità furono ridotti a cumuli di cenere. Fu un vero macello. Siccome sul muro di cinta c’era il filo spinato percorso dalla corrente, non era raro il caso di vedere dei prigionieri, stanchi di vivere in quel modo, buttarvicisi sopra trovando la morte. In un momento di cupa disperazione anche a me venne l’idea di fare qualcosa del genere ma poi, grazie a Dio, trovai ancora la forza di resistere e soprassedere al suicidio. In aprile tutti noi prigionieri eravamo agli estremi: sembravamo tante candele che stavano per spegnersi, tante larve umane in balia del vento. Poco o nulla da mangiare, malattie di ogni genere, ancora freddo, soprusi, maltrattamenti, minacce di morte! E il tragico era che, quando si moriva, si moriva coscienti. Agli inizi di maggio il crematorio del campo non riusciva più a ingoiare tutti i cadaveri, anche perché vi venivano portati tutti quelli dei campi limitrofi minacciati di occupazione dagli Alleati. In quei giorni, poi, alcuni forni si ruppero, per cui molti cadaveri vennero accatastati vicino alle baracche dei prigionieri con la conseguenza che un puzzo tremendo di morte penetrava dappertutto” (testo tratto dal “Diario del felinese Mario Vignali internato nel campo di Mauthausen”, articolo pubblicato sulla rivista “Per la Val Baganza”, n. 10, anno 1991, pp. 460-469).

Domenica 5 maggio 1945 il campo di concentramento di Mauthausen viene liberato dall’Armata americana e Mario Vignali è finalmente libero; soltanto il 9 luglio, però, dopo un lungo e travagliato viaggio, riesce a fare ritorno a casa.

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