Pietra d’inciampo posata il 30 gennaio 2026 a Fidenza, dinanzi al Municipio
La scheda biografica che segue proviene da: A. Bottioni, D. Vitale, Da Borgo San Donnino a Fidenza. Storia di un comune emiliano dal primo Novecento alla Costituente, Mattioli 1885, Fidenza, 2025, pp. 239-242.
Catullo Testi (1920) Soldato del 3° Rgt. Artiglieria, fu assassinato per impiccagione il 28/03/1945, nell’ambito di quello che fu noto come “L’eccidio di Hildesheim”. Dopo i bombardamenti alleati della città nella Bassa Sassonia, gli IMI italiani furono utilizzati per sgombrare le macerie di un magazzino alimentare della Gestapo e di un treno deragliato. Le scatolette di formaggio che si trovavano furono danneggiate dal fuoco e sostanzialmente rese immangiabili, tanto è vero che i guardiani permisero a popolazione e prigionieri di prenderne alcune. La remota speranza era quella di recuperare qualcosa di commestibile. Al rientro serale nelle baracche, i militari italiani furono perquisiti da SS e Gestapo. Coloro che vennero trovati in possesso delle scatolette, furono accusati di sciacallaggio. A nulla servirono le giustificazioni dei militari e le testimonianze di parte della popolazione. Furono condannati a morte. Loreto Di Nucci ricostruì così, nel suo libro, il massacro:
Nella piazza del mercato, dove si era radunata una piccola folla plaudente, incominciarono le impiccagioni, con modalità raccapriccianti. I prigionieri venivano fatti sdraiare faccia a terra, in attesa di andare al patibolo. Quando arrivava il loro turno, prima dovevano partecipare al recupero della salma di chi li aveva preceduti e poi erano costretti a salire su un bidone alto 60 centimetri. A questo punto un funzionario della Gestapo, lo stesso Huch (un componente delle autorità locali del regime nazionalsocialista) metteva loro un cappio intorno al collo, il bidone veniva spostato e iniziava l’agonia del condannato. Per velocizzare le operazioni, un aiutante del boia tirava i prigionieri per le gambe. Gli ultimi cadaveri vennero lasciati penzolare dalla forca con un cartello su cui era scritto “Chi saccheggia muore”
(Loreto Di Nucci, Le ultime scintille della violenza nazista, su “Ricerche di storia politica,
Quadrimestrale dell’Associazione per le ricerche di storia politica”, n 1/2011, pp. 87-98.)
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