Ponzi Ettore

Pietra d’inciampo posata il 30 gennaio 2026 a Fidenza, dinanzi al Municipio

La scheda biografica che segue proviene da: A. Bottioni, D. Vitale, Da Borgo San Donnino a Fidenza. Storia di un comune emiliano dal primo Novecento alla Costituente, Mattioli 1885, Fidenza, 2025, pp. 246-249.

Ettore Ponzi nacque a Fidenza il 26 ottobre 1908 da una famiglia con scarse risorse economiche. Fin da giovane fu quindi costretto a lavorare, ma coltivò tenacemente, fin dall’infanzia, da autodidatta, la sua attitudine al disegno. Rientrato a Fidenza dopo il servizio militare (1934), vinse una borsa di studio che gli permise di iniziare l’apprendimento delle tecniche pittoriche e di acquisire una vera e propria educazione artistica presso l’Istituto d’Arte Toschi di Parma. Dopo l’ottenimento del diploma continuò l’attività artistica, realizzando dipinti su commissione e partecipando a numerosi concorsi e mostre anche di livello nazionale. Proprio quando stava per farsi conoscere dal grande pubblico, acquistando una certa notorietà, fu richiamato alle armi e, alla fine, inquadrato nella divisione Arezzo. Anche come militare, col grado di tenente, continuò ad esercitarsi nel disegno, tanto che vinse un concorso artistico bandito dalla Divisione Arezzo. Fu dislocato in Albania e partecipò a numerosi scontri, tra cui le battaglie di Struga e Palieckstki.
L’8 settembre Ponzi si trovò a Berati. Unitamente a un discreto contingente di militari, abbandonò il presidio e raggiunse le cosiddette “Truppe di Mon-tagna”, al comando del generale Arnaldo Azzi. Tale gruppo, quanto rimasto della divisione Firenze, si schierò accanto alla Resistenza locale nella zona di Elbasan. In quel tempo il fidentino fu testimone della criminale fucilazione dei carabinieri della cosiddetta “Colonna Gamucci”, a seguito del tradimento delle bande di Kadri Hoxha. Ponzi si salvò per miracolo e iniziò a peregrinare tra le montagne albanesi fino a che fu preda dei tedeschi e dei loro alleati locali.
Era il 31 dicembre 1943. Già debilitato e febbricitante fu trasferito a Semlin (Belgrado), dove gli venne diagnosticata una grave forma di pleurite. Ponzi raccontò che addirittura lo credettero morto. Fu perciò infilato in un sacco, e lì restò fino a quando un medico tedesco non si accorse che in realtà era ancora vivo. Per quanto fatto in quel momento della sua vita, gli fu riconosciuto il titolo di partigiano combattente all’estero.

Il 30 gennaio 1944 venne imbarcato su una nave che risalì il Danubio e venne portato a Vienna, in un campo di prigionia. Rimase nella capitale austriaca fino al luglio 1944, quando fu trasferito a Wietzendorf. Dopo un viaggio di quattro giorni in treno, giunse nell’oflag 83, in pessime condizioni di salute. Una volta ristabilito, riprese a disegnare (in realtà, potendo, non aveva mai smesso, utilizzando colori, attrezzi e supporti di ogni tipo, anche coperchi di cassette per munizioni). Immortalò compagni di sventura, guardiani, le strutture del campo, ogni cosa che lo ispirava ed emozionava. In occasione della Pasqua 1945 venne organizzata una mostra di pittura nel campo. L’attestato di partecipazione fu probabilmente uno dei documenti che tenne in maggiore considerazione, come ricordo. Nel Natale 1944 insieme ad altri internati realizzò un presepe con materiali di recupero. Questo presepe è oggi custodito nella Basilica di S. Ambrogio a Milano. Il 16 aprile 1945, il prigioniero n. 152768, Ettore Ponzi, fu liberato e il comandante italiano del campo, il famoso colonnello Pietro Testa, certificò la fedeltà alla Patria e il rifiuto a collaborare con la Germania nazista e a vestire la divisa della RSI. Poté rientrare in Italia solo dopo più di quattro mesi, nell’agosto 1945. Da Fidenza distrutta dai bombardamenti raggiunse Vigoleno ove era sfollata la famiglia. La figlia Franca racconta che, appena lo rivide, si mise a piangere: «Non sapevamo di avere ancora un padre! Non riconoscemmo!».

I Ponzi, per un paio di anni, abitarono nei pressi del Duomo, in una casa semidiroccata. La visione delle rovine stimolò Ettore a documentare quei tragici momenti attraverso la pittura. Lasciò numerosissimi dipinti:

[…] Fidentino di nascita, Ettore Ponzi è legato alla sua città da un affetto che si traduce in mille scorci paesani, in commosse rievocazioni del triste periodo bellico, in quadri densi di tormentato realismo, in apprezzati impressioni sul Duomo. La sua produzione annovera figure e panorami ritratti qua e là per il mondo. Molte sue opere riproducono figure e paesaggi balcanici dove egli trascorse un periodo di guerra, altre si vestono di meravigliosi colori delle Alpi e dei paesaggi Dolomiti dove quasi ogni anno egli corre a rinfrescare la sua tavolozza. Buon paesaggista trova nella natura tanta ricchezza di spunti, tanta abbondanza di luci e di colori da non sentire il bisogno di ricorrere ad ispirazione predilige anche la natura morta e si muove con disinvoltura nel bianco e nero […] Come pittore di figura, Ponzi ha lasciato numerosi ritratti tra i quali sono da rimarcare i propri e quelli della figlia […]. (Dario Soresina, Enciclopedia Diocesana fidentina, I Personaggi, Ettore Ponzi, La Commerciale, 1961, pp. 359-362)

Così aveva documentato anche la realtà dei lager, realizzando più di una quarantina di disegni ed acquerelli.
Nel dopoguerra insegnò disegno e storia dell’arte alle scuole medie di Fidenza e Salsomaggiore. Molto parsimonioso, non buttava nulla e cercava o inventava un possibile riutilizzo per ogni oggetto recuperabile. Appena possibili si ritirava nel silenzio della campagna ed a volte amava dormire all’aperto.
Schivo e riservato, geniale e fantasioso, dimostrava il suo affetto attraverso i ritratti e la pittura.
Nel 1983 fu insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno. Morì a 84 anni, per malattia, il 31/01/1992. Il comune di Fidenza gli dedicò una piazza.

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