Pietra d’inciampo posata a Valmozzola, dinanzi al Museo della Resistenza (Mormorola, via provinciale 2) il 13 giugno 2026.
Pietro Occhi nacque a Valmozzola il 13 maggio 1924, figlio di Giuseppe Occhi e Maria Bertucci. Dopo l’arruolamento nella Guardia di Finanza, l’11 gennaio 1943 fu avviato al corso di formazione straordinario presso La Spezia e successivamente assegnato alla Legione di Milano.
Nell’estate del 1943 era in servizio a Gironico, sul confine tra Italia e Svizzera, quando fu colto dagli eventi dell’8 settembre. In quei giorni drammatici, insieme a un piccolo gruppo di finanzieri guidati dal tenente Giorgio Cevoli, contribuì ad aiutare numerosi uomini e donne a espatriare clandestinamente in Svizzera per sottrarsi alla persecuzione nazifascista: oppositori politici, militari sbandati, renitenti alla leva ed ebrei. Per questa attività di soccorso Cevoli avrebbe ricevuto nel 1992 il titolo di Giusto fra le Nazioni.
Nell’ottobre 1943 Pietro rientrò in licenza a Valmozzola e scelse di non riprendere servizio nella Guardia di Finanza della Repubblica Sociale Italiana, disertando e vivendo per mesi in clandestinità. La sua vicenda si intrecciò con quella della nascente Resistenza locale. Dopo l’assalto partigiano a un treno militare avvenuto presso la stazione di Valmozzola nel marzo 1944, le autorità naziste e fasciste intensificarono rastrellamenti e operazioni repressive nella valle. Il 16 aprile 1944 Pietro Occhi fu catturato durante uno di questi rastrellamenti insieme ad altri giovani renitenti e disertori, tra i quali Cirillo Manfredi. Trasferito dapprima alla Cittadella di Parma e successivamente detenuto presso le scuole Giordani, fu quindi inviato al campo di Fossoli. Da lì partì per la deportazione nel Terzo Reich, giungendo nel campo di concentramento di Mauthausen il 24 giugno 1944.
Nei mesi successivi venne trasferito in diversi sottocampi del complesso concentrazionario, sottoposto al lavoro forzato, alla fame, alle violenze e alle durissime condizioni di vita imposte ai deportati. L’ultima tappa della sua prigionia fu il campo di Ebensee, dove riuscì a sopravvivere fino alla liberazione da parte delle truppe americane, avvenuta il 6 maggio 1945. Le sofferenze patite durante la deportazione avevano però ormai compromesso irrimediabilmente la sua salute: Pietro Occhi morì a Ebensee il 18 giugno 1945, a soli ventun anni.
Per il suo comportamento e il sacrificio affrontato nella lotta contro il nazifascismo, con Decreto del Presidente della Repubblica del 4 maggio 1990 gli è stata conferita alla memoria la Croce di Guerra al Valor Militare.
Nel 2015 il nipote, Roberto Occhi, ha ricostruito le sue vicende nel volume che segue:
Roberto Occhi, Storia di Pietro. Vita e morte di un giovane deportato a Mauthausen, Prospettivaeditrice, Civitavecchia, 2015.




