Pietra posata il 27 gennaio 2026 a Parma, in via Solari 17
Nato a Parma il 13 marzo 1918, Annibale Visconti fu soldato dell’esercito italiano, inquadrato nella Guardia di frontiera e di stanza nel Cuneese allo scoppio della crisi seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943. In quel contesto venne catturato dalle truppe tedesche e detenuto in una caserma di Cuneo, in attesa di essere deportato in Germania. Insieme a numerosi commilitoni riuscì tuttavia a fuggire dalla prigionia e a rientrare a Parma, sua città natale.
Una volta tornato, Visconti si inserì nell’attività clandestina antifascista, svolgendo soprattutto compiti di propaganda. Renitente alla leva della Repubblica sociale italiana, fu arrestato nel novembre 1944 in piazza Garibaldi, poiché trovato in possesso di materiale di propaganda contro il regime. Venne detenuto per 21 giorni nella caserma delle Brigate nere di via Cavestro, dove subì interrogatori e violenze.
Successivamente fu consegnato alle autorità tedesche: trascorse un periodo di detenzione nelle celle di Palazzo Rolli, sede della Gestapo, quindi nelle carceri di Parma. Da qui venne deportato prima nel campo di Bolzano, poi a Mauthausen e infine a Gusen, dove sopravvisse alla durissima esperienza concentrazionaria fino alla liberazione.
Nel dopoguerra Annibale Visconti divenne uno dei principali testimoni della deportazione a Parma, impegnandosi con costanza nel lavoro di memoria e nel ricordo dei numerosi compagni che non fecero ritorno dai campi di concentramento. Nel 1975 pubblicò le sue memorie con il titolo Per non dimenticare (edizioni Step) e, negli stessi anni, partecipò attivamente a viaggi della memoria, accompagnando familiari, amici e rappresentanti delle istituzioni.
Sempre nel 1975, in occasione del trentesimo anniversario della liberazione di Mauthausen, fece collocare sulla facciata del monumento agli italiani presente nel memoriale del campo una targa commemorativa, tuttora visibile, recante la scritta:
«Il compagno superstite 126491 non dimentica, resiste, rimane unito a voi parmensi e di tutte le nazionalità. Parma, 5-5-1975».
Morì nel 1995, lasciando una testimonianza preziosa sulla deportazione e sulla necessità di conservarne la memoria.



