Pietra d’inciampo posata a Valmozzola, dinanzi al Museo della Resistenza (Mormorola, via provinciale 2) il 13 giugno 2026.
Cirillo Manfredi nacque a Valmozzola il 18 aprile 1924. Le fonti oggi disponibili restituiscono poche informazioni sulla sua vita prima dell’arresto e della deportazione, ma la sua vicenda si inserisce pienamente nella storia dei tanti giovani che, dopo l’8 settembre 1943, si sottrassero all’arruolamento nelle forze della Repubblica Sociale Italiana, rifiutando di aderire al nazismo e fascismo, pagando questa scelta con la vita. La diserzione per Cirillo si tradusse in mesi di clandestinità, vissuti nel suo paese natìo. Nel marzo 1944, dopo l’azione partigiana contro un treno militare presso la stazione di Valmozzola, le forze naziste e fasciste intensificarono i rastrellamenti nella valle per colpire la Resistenza e tutti coloro che erano considerati renitenti, disertori o fiancheggiatori dei partigiani. In questo contesto, il 16 aprile 1944 Cirillo Manfredi fu catturato insieme a Pietro Occhi e ad altri giovani della zona.
Dopo l’arresto venne condotto a Parma, dove fu detenuto dapprima presso la Cittadella e successivamente nelle scuole Giordani, utilizzate durante l’occupazione come luogo di detenzione per prigionieri politici e rastrellati. In seguito fu trasferito al campo di Fossoli, principale campo di raccolta e smistamento per i deportati destinati ai lager del Terzo Reich.
Il 24 giugno 1944 giunse nel campo di concentramento di Mauthausen, in Austria. Durante la deportazione fu trasferito in diversi sottocampi del complesso concentrazionario, tra cui Grossraming, Schlier-Redl-Zipf e infine Gusen, luoghi caratterizzati da condizioni di vita durissime, lavoro forzato, fame e continue violenze.
Cirillo Manfredi morì nel sistema concentrazionario di Mauthausen il 16 marzo 1945, a meno di un mese dal compimento del suo ventunesimo anno di età e poche settimane prima della liberazione dei campi nazisti.


