Pietra d’inciampo posata il 27 gennaio 2026 a Parma, in via Nazario Sauro 5.
Angelo Battei (1918-1963) nacque nel 1918 e apparteneva alla leva dei giovani soldati italiani coinvolti negli eventi seguiti all’8 settembre 1943. In quei giorni era di stanza a Parma presso la Scuola di applicazione di fanteria, con sede nel Palazzo del Giardino al Parco Ducale.
Nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943, poche ore dopo l’annuncio dell’armistizio, Battei partecipò a quello che viene considerato uno dei primi episodi di resistenza armata ai nazisti in città. Insieme ai suoi commilitoni rifiutò la resa e prese parte alla difesa della Scuola di applicazione di fanteria contro il tentativo di occupazione tedesca. Lo scontro durò diverse ore e si concluse con la morte di cinque soldati italiani.
Al termine del combattimento Battei venne catturato e avviato alla deportazione in Germania come internato militare italiano, categoria che comprendeva i soldati che avevano rifiutato di aderire alla Repubblica sociale italiana. Fu internato nel campo di Lipsia, dove visse una lunga prigionia segnata dal lavoro forzato e da condizioni di vita estremamente dure. Riuscì a sopravvivere fino alla liberazione, avvenuta nella primavera del 1945.
Rientrato in Italia, Battei riprese progressivamente la vita civile. Proseguì l’attività editoriale di famiglia, avviata dal nonno Luigi e sviluppata dal padre Antonio, diventando nel tempo una figura significativa dell’editoria parmense. La sua esperienza di guerra e di deportazione rimase un elemento centrale del suo percorso umano, incidendo profondamente sulla sua salute.
Morì nel 1963, a 44 anni, a distanza di anni dalla prigionia. La sua vicenda rappresenta una testimonianza diretta della scelta compiuta da molti militari italiani all’indomani dell’armistizio: il rifiuto della resa ai nazisti e la conseguente deportazione come internati militari.




