Piero Iotti

Piero Iotti
 
Pietra d'inciampo posata il 27 gennaio 2021 in via Costituente, Parma (davanti all'ingresso del Liceo Marconi)

Piero Iotti nacque a Sant’Ilario d’Enza il 25 aprile 1926. Il suo percorso di studi culminò nel 1944 con il conseguimento della maturità scientifica.

Piero, attraverso l’iscrizione all’Università degli Studi di Parma, avrebbe desiderato ottenere una laurea in Ingegneria; i suoi sogni di diciottenne furono tuttavia spezzati in una notte di novembre: il 15 novembre 1944 fu infatti arrestato nella sua abitazione dalla S.D. tedesca in quanto antifascista e partigiano attivo nel distretto delle SAP di Sant’Ilario d’Enza.

Piero Iotti quella stessa notte fu condotto a Parma, presso Palazzo Rolli, sede della S.D. cittadina, dove incontrò alcuni dei compagni santilariesi: Leone Mora e Bruno Magnani. Quest’ultimo, torturato a morte durante l’interrogatorio, senza mai tradire il suo eroico silenzio, spirò, dinnanzi agli occhi di Piero Iotti, in una cella di Palazzo Rolli.

Così Piero, nel libro intitolato “Sono dov’è il mio corpo. Memoria di un ex deportato a Mauthausen”, descrive gli ultimi istanti di vita del compagno morente: “Mi dibattevo nell’ansia da qualche ora, quando sentii lo schianto metallico della porta che si apriva sulla scala; due S.S. venivano avanti tenendo un uomo sollevato da terra. Un uomo? Si poteva solo supporlo, perché appariva deforme, accartocciato. Pensai a Bruno Magnani – a Tavanéin – e infatti quando il gruppo arrivò vicino, lo riconobbi. Le S.S. aprirono la cella di fronte, vi gettarono il mio compagno e si allontanarono. Aspettai qualche minuto poi: Tavanéin, Tavanéin…! Lui mi chiese chi fossi: son Piero, cosa te sucess… cosa t’ani fat… / Sono Piero, cosa ti è successo… Cosa ti hanno fatto – Tes – rispose lui col poco di voce che gli era rimasta – … un lavor… un lavor… – / Taci – … una cosa… una cosa… – ma poté rassicurarmi: non aveva parlato nonostante la tortura” (testo tratto da P. Iotti con T. Masoni, Sono dov’è il mio corpo. Memoria di un ex deportato a Mauthausen, Firenze, La Giuntina, 1995, pp. 56-57).

Piero, anche grazie alla confessione del compagno Aronne Oliva, che durante l’interrogatorio aveva omesso importanti particolari relativi all’attività partigiana del compagno, scampò al destino di Bruno Magnani e fu trasferito in una cella del carcere di San Francesco, dove rimase fino al 16 dicembre del ‘44, il giorno in cui fu trasferito al campo di Bolzano, dove rimase fino al 4 gennaio.

Il 4 gennaio del 1945 rappresentò per Piero l’inizio del terribile viaggio verso il lager di Mauthausen, che si sarebbe concluso quattro giorni dopo, nel buio della notte: “Quattro giorni di viaggio e quattro notti fra interminabili soste. Cento chilometri al giorno senza bere e senza mangiare. Non avevo mai sofferto la fame o la sete, ma, mentre la fame si può sopportare, la sete è terribile” (testo tratto da P. Iotti con T. Masoni, Sono dov’è il mio corpo. Memoria di un ex deportato a Mauthausen, Firenze, La Giuntina, 1995, p. 26).

Piero lottò per la sopravvivenza fino al giorno della liberazione del campo da parte delle truppe americane: il 5 maggio del 1945.

Egli, sia nel suo libro, sia in alcune interviste, tentò di spiegare quali, secondo lui, fossero state le ragioni che lo sottrassero alla morte nel campo: fondamentale fu la sua “fibra forte”, ma altrettanto rilevanti furono la “corazza di insensibilità” - espressione impiegata da Iotti stesso nell’intervista rilasciata a Guido Pisi e a Primo Giroldini disponibile sul portale “Teste Parlanti. Memorie del Novecento” -  che Piero fu costretto a indossare già nei primi giorni di permanenza nel lager, assumendo così la forza di “estraniarsi” dagli episodi di inumana violenza cui erano sottoposti quotidianamente i prigionieri, e la memoria di alcuni – intangibili – oggetti che rinviavano alla serenità e al calore domestico, come, ad esempio, il camino di casa, così rievocato da Piero nel suo libro: “Il camino di casa mia fu tra le poche, tenaci figure di libertà, che si allearono alla fortuna per tenermi in vita” (testo tratto da P. Iotti con T. Masoni, Sono dov’è il mio corpo. Memoria di un ex deportato a Mauthausen, Firenze, La Giuntina, 1995, p. 38).

Da questa breve porzione di testo emerge un altro fattore giudicato da Piero decisivo - forse più di ogni altro - alla sua sopravvivenza, la fortuna, che intervenne più volte a volgere il destino di Iotti verso la vita e non verso la morte: “Ogni ritorno alla mia esperienza di deportato propone ossessivamente la parola fortuna. […]. Ebbi fortuna ad evitare la tortura nel comando S.D. di Parma – […] – e si rivelò utile l’esperienza scolastica, che mi aiutò con l’inglese e il francese. Ebbi fortuna durante il viaggio di andata a Mauthausen, quando le S. S. scoprirono il tentativo di evasione e nessun colpo vibrato dalle guardie col calcio dei fucili mi raggiunse; e quando, al primo appello nel lager, il numero chiamato per la lezione di tedesco non fu il mio. Potevo morire in quindici giorni alla cava – in questo caso l’essere studente mi avrebbe recato danno – e invece lo schreiber cecoslovacco volle consigliarmi offrendomi una inaspettata solidarietà politica. Potevo essere smascherato la prima volta che entrai nell’officina, ma la momentanea necessità di trasformare il meccanico presunto in garzone mi fece evitare, oltre a un sicuro castigo, la neve e il freddo per buona parte della giornata. Fui fortunato alle selezioni, quando la pignoleria stolta degli aguzzini, quel loro confrontare vivi e morti per grandezze sommarie, permise il mio inganno” (testo tratto da P. Iotti con T. Masoni, Sono dov’è il mio corpo. Memoria di un ex deportato a Mauthausen, Firenze, La Giuntina, 1995, pp. 71-72).

La fortuna accompagnò Piero anche il giorno della liberazione del campo e si materializzò nell’inaspettato incontro con il compagno Arnaldo Bocconi, anch’egli di Sant’Ilario d’Enza, che convinse l’amico ad abbandonare Mauthausen e gli procurò i vestiti adatti per affrontare il viaggio da Linz a Bolzano.

Piero e Arnaldo, partiti da Bolzano, riuscirono finalmente a tornare a Sant’Ilario d’Enza il 24 giugno 1945.

Piero Iotti, seppur segnato nel profondo e in modo indelebile dall’esperienza della deportazione, non cancellò gli ideali che, fin dalla giovane età, lo avevano spinto a prendere parte alla Resistenza e dedicò molti anni della sua vita all’impegno politico: fu Sindaco di Sant’Ilario dal 1951 al 1960 e, successivamente, ricoprì la carica di assessore nel Comune di Reggio Emilia.

Piero, oltre all’impegno politico, si dedicò ad un’altra attività, per lui fondamentale: si spese tutta la vita per il racconto della sua testimonianza, nella consapevolezza che fosse d’aiuto sia agli altri – soprattutto ai più giovani – per capire e non dimenticare, sia a sé stesso, per lottare contro la sua stessa dimenticanza e poter esercitare la sua “vendetta” – così Piero Iotti si esprime in un’intervista rilasciata a Guido Pisi e a Primo Giroldini disponibile sul portale “Teste Parlanti. Memorie del Novecento” – nei confronti dei nazisti.

Il libro di Piero, che conserva la memoria della deportazione, ma apre anche uno squarcio sul futuro, si conclude proprio con una riflessione sul valore della memoria e sull’importanza della comunicazione agli altri dell’esperienza vissuta a Mauthausen: “Non so se basterà; se il contributo mio e di altri che restano potrà incontrare un nuovo risveglio. So solo che il mio compito è provarci e che, fino a quando avrò forza, continuerò a farlo” (testo tratto da P. Iotti con T. Masoni, Sono dov’è il mio corpo. Memoria di un ex deportato a Mauthausen, Firenze, La Giuntina, 1995, p. 77).

Fonti:

- Archivio ANED sezione di Parma.

- Intervista filmata a Piero Iotti e Arnaldo Bocconi contenuta nel documentario “Sant’Ilario-Mauthausen, un viaggio lungo sessant’anni” prodotto da Telereggio in collaborazione con il Comune di Sant’Ilario d’Enza, ANPI e Auser, disponibile su Arcoiris TV: https://www.arcoiris.tv/scheda/it/10942/.

- Intervista filmata a Piero Iotti disponibile sul portale “Teste Parlanti. Memorie del Novecento”: https://www.testeparlantimemorie900.it/deportati/.

- P. Iotti con T. Masoni, Sono dov’è il mio corpo. Memoria di un ex deportato a Mauthausen, Firenze, La Giuntina, 1995.

- Il Ritorno. Testo tratto da Piero Iotti con Tullio Masoni “Sono dov’è il mio corpo. Memoria di un ex deportato a Mauthausen, Giustina, Firenze 1995, in Letture di un ritorno. Un treno per Mauthausen. 25-28 gennaio 2010, Parma, Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea di Parma, 2010, «Materiali per la didattica della storia» 6, pp. 135-141.

 

- E. Giuffredi, Un caro e insostituibile compagno di viaggio: Piero Iotti, in Letture di un ritorno. Viaggio a Mauthausen. 1-4 febbraio 2017, Parma, Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea di Parma, 2017, «Materiali per la didattica della storia» 23, pp. 119-123.

 

- Il libro dei deportati, a cura di B. Mantelli e N. Tranfaglia, Milano, Mursia, vol. I, t. II, p. 1108.