Gino Amadasi

Nato a Parma il 24 luglio 1909, di professione impiegato presso il Comune. Fu uno dei circa 600.000 soldati italiani catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943: posto dinanzi alla scelta se collaborare con il Reich tedesco e con la costituenda Repubblica sociale italiana o se restare prigioniero, scelse la seconda, così come il 75% dei soldati finiti in mano tedesca. A questi ultimi però non fu assegnato lo status di “prigionieri di guerra” – che avrebbe concesso una serie di benefici sanciti dalla Convenzioni di Ginevra – bensì quello di “Internati militari italiani” (Imi) con la conseguenza di essere trattati peggio di tutti gli altri prigionieri militari, solo i sovietici subirono un trattamento peggiore.

Di Gino Amadasi abbiamo poche informazioni: sposato con Carmen Ghidini, soldato del 3° Reggimento artiglieria, Divisione Fanteria, fu catturato a Capo Papas (Grecia) il 9 settembre 1943. Internato presso lo Stalag III-D a Berlino, dove morì per malattia il 25 aprile 1945. L’unica lettera che conserviamo, inviata dal campo alla moglie il 7 aprile 1944, ci offre un piccolo scorcio sulla sua prigionia :

La mia salute è sempre ottima. […] Dei pacchi tutt’ora non ho ricevuto nulla, spero nella prossima distribuzione. Nei moduli che riceverete scrivere farina gialla, perché voglio mangiare la polenta, sempre riso, le calze siano grosse perché abbiamo scarpe grosse. Il fumare non dimenticatelo, perché ne danno poco. Resto sempre in attesa di ricevere continuamente vostre notizie che tanto mi fanno piacere. Speriamo finisca presto e possiamo ricongiungerci insieme. Continuo sempre ad andare a lavorare in fabbrica come imballatore, però vi dico che sono diminuito di peso.