Evaristo Saccani

Evaristo Saccani

Nato a Sorbolo (Pr) il 14 aprile 1911, di mestiere bracciante. Attivo nella Resistenza dal settembre 1944, operò nella bassa parmense all’interno della 78° brigata Sap. Assunse il nome di battaglia Pellico, partecipando a diverse attività di sabotaggio, come quelle indicate dal Diario storico della 78° brigata Sap:

[I sappisti] Approfittando dell'anonimo, della notte, dell'allarme, assalivano nemici isolati o in gruppo, facevano saltare un tratto di binario, tagliavano i fili telefonici e telegrafici, si insinuavano in un ufficio distruggendo documenti, si avvalevano della divisa per sottrarre armi e munizioni, per incitare alla diserzione, asportavano cartelli indicatori, facevano saltare traghetti, affondavano barconi, seminavano chiodi ecc.

(Tratto dal “Diario storico della 78° Brigata Sap”, conservato presso l’Archivio Isrec Parma)

Incaricato di sovraintendere l’attività partigiana a Coenzo, fu catturato il 2 gennaio del 1945 dai tedeschi: il suo nome era stato rivelato da qualche partigiano sotto tortura durante uno dei tanti interrogatori violenti. Dopo la cattura fu trasferito al Carcere San Francesco di Parma e da lì partì per il campo di concentramento di Mauthausen dove arrivò il 4 febbraio. Qui si persero le sue tracce: Evaristo morì nell’anonimato, annientato all’interno del sistema concentrazionario nazista, senza che il suo corpo fu mai trovato.

Una testimonianza di Contardo Bocchi racconta alcuni dettagli della sua cattura:

Ero a capo della Sap di Mezzano Inferiore. Si lavorava sempre di notte; le riunioni le facevamo nel cimitero, a volte in una barca lì nel Po. […] Noi eravamo sempre esposti al pericolo. […] Un bel momento siamo stati scoperti, uno di loro [partigiani di Parma] è stato catturato, torturato e ha dato i nomi tra i quali il mio e quello di Evaristo Saccani di Coenzo, che era l’organizzatore di Coenzo. Fortunatamente qualcuno ha messo un biglietto dentro il buco di quell’albero [recapito abituale per i messaggi destinati ai sappisti della zona] che Italo Rossi ha trovato, dove si avvertiva Contardo Bocchi e Evaristo Saccani di partire da casa perché da un giorno all’altro sarebbero venuti a prenderli. Infatti, il 2 gennaio 1945 di notte sono arrivati i fascisti. Io sono riuscito a scappare, l’ho fatta franca, [Evaristo] l’hanno preso e non è più tornato dalla Germania.

(Testimonianza tratta da “Le terre di Mezzani” di Marco Minardi, p. 142)