Samuel Spritzman

Samuel Spritzman nacque il 24 aprile 1904 a Chisinau, nella regione della Bessarabia – oggi capitale della Moldavia, allora città russa contesa con la Romania, dal 1944 annessa all’Unione sovietica. Nella città, ai tempi della nascita di Spritzman, viveva quasi il 50% di popolazione ebraica, lì trasferitasi a causa del forte antisemitismo russo e polacco. Ciò non impedì lo sterminio degli ebrei residenti a Chisinau in alcuni violenti pogrom verificatisi proprio a inizio secolo.

Anche Spritzman era ebreo. Figlio di un medico, Elia, e di Adelaide Faiman, frequentò il liceo classico in lingua russa. In parte per il suo rifiuto nelle università balcaniche a causa della sua religione; per il suo stato ufficiale di apolide (in quanto nato in una città russa sottomessa alla Romania); e perché aveva zii residenti a Parma, nel 1922 decise di studiare ingegneria in Italia, frequentando il biennio a Parma e il triennio a Torino. Finiti gli studi entrò alla RIV (Roberto Incerti & C. – Villar Perosa), azienda metalmeccanica nata nell’alveo della FIAT fondata da Incerti e da Giovanni Agnelli, come capo ufficio relazioni con la Russia, e lavorò alla costruzione dello stabilimento NKDV (Commissariato del popolo per gli affari interni) di Mosca, un dicastero adibito alla sicurezza e allo spionaggio.

Dal 1930 al 1937 lavorò in FIAT, nel 1937 si trasferì a Milano presso la Magneti Marelli, specializzata nella produzione di motori e apparecchi elettrici. Dalla stessa azienda fu licenziato nel 1939, a seguito dell’emanazione delle leggi razziali. Dal giugno 1940 fu confinato, sempre in Italia, in quanto straniero e apolide, prima presso le carceri di San Francesco di Parma, poi a Nepi (Viterbo). Fu liberato dietro pressioni dell’ambasciata russa di Roma nell’aprile 1941. Lì lavorò per due mesi all’ufficio stampa, ma il 27 giugno ’41 fu arrestato dall’OVRA in quanto non cittadino sovietico. Fu poi trasferito per qualche tempo a Regina Coeli e poi come internato nel campo dei politici e dei partigiani a Corropoli (Teramo).

Nel 1942, per motivi di salute e grazie all’interessamento della segreteria di Stato vaticana, Spritzman riuscì a farsi trasferire a Parma come vigilato speciale. Qui, in viale Umberto – dal secondo dopoguerra Stradone Martiri della Libertà – lavorava lo zio acquisito Ferruccio Candian, oculista antifascista sposato ad un’ebrea, la sorella del padre di Samuel, Riwka Spritzman. Lui visitava regolarmente i due coniugi ed è ragionevole pensare che Candian gli fornì supporto e contatti durante l’internamento. Dopo l’8 settembre ’43 fu arrestato dalle autorità germaniche, recluso in San Francesco e successivamente nel campo di concentramento di Scipione, il 18 novembre 1943. A Scipione fu contattato e interrogato da due commissario politici delle SS e gli fu chiesto di collaborare come tecnico ed esperto con le organizzazione dell’Asse, forse anche in ragione delle sue capacità linguistiche (conosceva sia il russo che il tedesco). A tale invito Spritzman oppose un rifiuto netto. Da Scipione iniziò il lungo travaglio della deportazione verso la Germania. Possiamo supporre che i tedeschi lo considerassero sospetto per via dei suoi contatti con la Russia ma anche del suo atteggiamento a Scipione.

Fu trasportato a Bologna presso la sede della Gestapo di via Saragozza. L’accusa, da parte della Gestapo centrale di Berlino, era quella di essere un sobillatore e un propagandista nei campi, nonché agente del NVKD russo e, naturalmente, ebreo. Dopo un breve periodo nelle carceri di San Giovanni in Monte a Bologna, fu incarcerato a Verona insieme ad alcuni partigiani, insieme ai quali fu incaricato di scavare bombe inesplose nella zona tra Verona e Mantova. Da lì, nel corso del 1944, fu rimbalzato ai campi di concentramento di Bolzano; poi di Merano; e infine al campo segreto di Certosa (Val Senales).

Raggiunse il campo di lavoro di Birkenau con il convoglio del 28 ottobre 1944. Lì, nel campo D, fu incaricato di lavori manuali. A seguito di un accusa di sabotaggio di un carico mitraglie assieme a compagni russi, fu trasferito nel tragicamente noto Block 11 di Auschwitz per essere processato. Dopo una breve permanenza nella prigione di Breslau fu tuttavia trasferito e portato prima al campo di eliminazione di Gross Rosen, e poi a Landeshut. I russi liberarono il campo la mattina del 9 maggio 1945. Insieme a un gruppo di lavoratori civili italiani, Samuel Spritzman iniziò il percorso travagliato del ritorno: rimasto a Odessa qualche giorno in pessime condizioni di salute, riuscì a raggiungere Budapest, dove dopo alcuni mesi, avendo falsificato le sue generalità per facilitare il ritorno in Italia, e grazie al sostegno di alcune associazioni sioniste e a sostegno degli ex deportati, fu caricato su mezzi della Croce Rossa di Ginevra e riportato, nell’agosto del ’45, in Italia.

La storia di Spritzman è tanto intensa nell’esperienza dei campi nazifascisti, quanto singolare e per certi versi ambigua negli aspetti politico-religiosi della sua deportazione. Ebreo, apolide, di lingua russa e in costante contatto con i russi, ma con conoscenze del tedesco, probabilmente attraverso lo yiddish; e, soprattutto, autorevole e competente ingegnere: per tutti questi aspetti la storia di Spritzman difficilmente si presta a spiegazioni unilaterali. Dopo la guerra, grazie all’interessamento del prefetto di Parma Giacomo Ferrari, anch’egli ingegnere, e della federazione del PCI, ottenne lo status di perseguitato politico. Sopravvissuto alla Shoah e alla deportazione, Spritzman morì nel 1982, nella sua casa di Parma, in via Mascagni. Prima di allora, però, si sposò con Ada Tedeschi, anch’ella ebrea residente a Parma; con lei riuscì a trasferirsi negli Stati Uniti, a New York, dove lavorò per vent’anni come ingegnere dal 1951 al 1973 e riuscì ad acquisire la cittadinanza americana. Nel ’73 i due tornarono a Parma, dove Ada si riunì con la sua famiglia, e il figlio del primo matrimonio Roberto Klotz; e Samuel alla sorella di suo padre, Riwka Candian Spritzman.