Presenza ebraica a Parma prima del 1938

La presenza ebraica a Parma non fu mai particolarmente consistente in termini numerici. Nel XIV secolo, a seguito di fughe ed espulsioni, alcuni gruppi si mossero da Roma e dal Sud Italia, nonché dalla Francia e dalla Germania, stabilendosi nel Parmense ed iniziando prevalentemente attività di conduzione dei banchi di prestito, allora vietata ai cristiani. Nel 1555, quando papa Paolo IV impose l’istituzione dei ghetti nelle città, i Farnese di Parma scelsero una strada differente, parimenti restrittiva ma orientata alla salvaguardia dell’attività di prestito, anche nel loro interesse: quella dell’espulsione dal centro cittadino e del conseguente spostamento in alcuni centri della provincia, in particolare Borgo San Donnino (attuale Fidenza), Busseto, Colorno, Roccabianca e Soragna, sede, quest’ultima, di una più popolosa comunità. Con la rivoluzione francese e anche con la restaurazione e il ducato di Maria Luigia, le cose migliorarono: nel 1803 fu eliminato ogni divieto di residenza dall’amministrazione francese, nel 1817 venne istituita una nuova area interna al cimitero cittadino per la sepoltura degli ebrei, e negli anni Sessanta dell’Ottocento fu inaugurata la sinagoga. Tra Ottocento e Novecento, nonostante l’esiguità della sua presenza numerica, la comunità ebraica sia in città che in provincia fu attiva in numerose iniziative politiche, culturali e filantropiche, identificandosi progressivamente anche con la causa nazionale, a seguito dell’unificazione italiana nel 1861. La situazione cominciò a mutare con l’avvento del fascismo e la stabilizzazione del regime. Un vero e proprio antisemitismo di Stato divenne esplicito solamente nei tardi anni Trenta, e tuttavia la diffidenza verso gli ebrei da parte delle autorità fasciste si manifestò anche in precedenza. Negli anni ‘20 diversi furono gli attacchi verso la minoranza religiosa anche nel Parmense, e tuttavia molti ebrei si schierarono con il fascismo, come dimostrazione di fedeltà verso la giovane patria italiana. A seguito dei patti Lateranensi e del Concordato tra Stato e Chiesa nel 1929, e della conseguente affermazione dell’ineguaglianza dei culti, la situazione precipitò. Le leggi razziali vennero promulgate nel 1938. In tutta Italia e anche a Parma le autorità procedettero al censimento degli ebrei sul territorio come provvedimento fortemente discriminatorio. Tale censimento segnalò peraltro una diminuzione consistente dei membri della comunità e un accorpamento della stessa verso la città, a discapito degli insediamenti originari nei luoghi della provincia. Nell’autunno di quell’anno, la comunità cittadina contava 134 membri, 62 donne e 72 uomini; mentre solo alcune famiglie israelite erano dislocate tra la Bassa, in particolare Soragna e Busseto, e alcuni centri dell’Appennino (Borgo Val Di Taro, Neviano degli Arduini e Pellegrino Parmense)