I “salvati” da Emilio Cellurale

Mi ha detto persino (ora lo possiamo dire) di avere ricevuto da Lei i documenti falsi per raggiungere la frontiera. Sono gesti indimenticabili, tanto più rilevanti in quanto compiuti da un funzionario di P. S. il quale non esita a commettere un reato (almeno formalmente) pur di salvare un perseguitato politico […]

Queste sono le parole che Giacomo Ottolenghi, avvocato ebreo espatriato in Svizzera per fuggire alla deportazione, scrisse a Emilio Cellurale, funzionario della Questura di Parma come responsabile dell’Ufficio stranieri, nel dopoguerra. Finalmente – a conflitto concluso – l’avvocato poteva ringraziarlo apertamente per quanto fatto per lui ma anche per tanti altri ebrei, tra cui Isidoro Papo, di cui Ottolenghi riportava il racconto. Cellurale aveva sistematicamente modificato pratiche e falsificato documenti per permettere ai perseguitati – ebrei italiani e stranieri, ma anche antifascisti e perseguitati politici a vario titolo – di raggiungere la frontiera ed espatriare o nascondersi. In particolare aveva salvato un gruppo di ebrei confinati a Tizzano Val Parma, e a Borgotaro (è il caso, ad esempio, del commerciante di Belgrado Salomon Amar). Avvisò anche, evitando che venissero arrestati, i genitori del partigiano Antonio Marchiò (Dartagnan).

Nato a Sant’Elena Sannita (Campobasso) il 9 agosto 1902, Cellurale era arrivato a Parma nella seconda metà degli anni Venti. In città aveva studiato Giurisprudenza. Da funzionario di Polizia, egli aveva di fatto favorito e affiancato la lotta antifascista e la combattuto con forza, con i mezzi a sua disposizione, la persecuzione politica e antisemita negli complessi anni dal 1943 al 1945. Le narrazioni rispetto al suo operato, rimaste nell’ombra per molti anni, sono emerse solo successivamente, grazie alla documentazione in possesso della famiglia e alle numerosissime lettere di ringraziamento e dichiarazioni conservate presso l’archivio dello CDEC (Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano. Ad esempio Angelo Silva, avvocato antifascista di Parma, scriveva a guerra conclusa:

Non ho difficoltà a dichiararLe – perché corrispondente al vero – che in epoca 1943-1944 (mentre io ero capo di servizio informazioni della 32° Bgt. Garibaldi e della Missione Militare Americana “Rochester” che aveva a capo il dr. Piero Boni, attuale segretario della CGIL) il dr. Emilio Cellurale allora Commissario di P. S. in Parma, fornì al dr. Mario Micheli notaio in Parma e all’epoca Commissario prefettizio di Bedonia (col tacito consenso delle formazioni partigiane) numerose carte d’identità in bianco che vennero distribuite agli ebrei jugoslavi internati a Bedonia i quali le utilizzarono per allontanarsi dal paese e cercare di raggiungere il territorio liberato.