Famiglia Polizzi

La famiglia Polizzi era tra le più attive nell’antifascismo parmense. Il padre, Ernesto Polizzi (classe 1898) detto Secondo, di mestiere falegname, aveva preso parte alle barricate erte contro le squadre fasciste nell'agosto del 1922. Il resto della famiglia era composto dalla madre Ida Mussini (classe 1906) e dai figli Laura (classe 1924), Primo detto Manetto (classe 1925) e Lina (classe 1926).

Casa Polizzi, situata nel cuore dell'Oltretorrente, in vicolo Santa Maria 5, rappresentò un punto di riferimento per l’organizzazione della Resistenza in città. La casa infatti, oltre ad ospitare riunioni di clandestini, funse in più occasioni anche da nascondiglio per partigiani ed esponenti del movimento antifascista. Essa era spesso frequentata da Remo Polizzi – fratello di Ernesto – e Luigi Porcari – marito di Oriele Polizzi, sorella di Ernesto – entrambi importanti dirigenti del Partito comunista parmense. In casa Polizzi si respirava un grande amore per la cultura, attestato dalla presenza di un'importante biblioteca privata composta da circa 200 volumi, ognuno dei quali recanti sul dorso “Biblioteca privata Polizzi” e un invito rivolto al lettore (vedi immagine).

Dopo l'8 settembre 1943 tutta la famiglia fu coinvolta, con compiti diversi, nel movimento clandestino. Furono soprattutto i figli a evidenziarsi per la loro attività. Laura, nome di battaglia "Mirka", dapprima fu attiva nel settore stampa e propaganda, svolgendo il compito di staffetta; successivamente, per evitare l'arresto, si spostò a Piacenza e a Reggio Emilia, dove divenne responsabile dei Gruppi di difesa della donna. Fu, infine, vice commissario unico delle Brigate Garibaldi. Lina divenne invece staffetta per la 12° Brigata Garibaldi. Primo Polizzi, dopo aver inizialmente compiuto azioni di sabotaggio nelle ferrovie dove lavorava, si unì alla Resistenza in montagna a seguito della chiamata alla leva per la Repubblica sociale italiana. Aggregatosi al Distaccamento Betti, ne divenne poco dopo commissario politico. Il 31 luglio 1944, a causa della soffiata di due spie, furono arrestati Ernesto, Ida e Lina. Dopo essere stati interrogati ripetutamente, e aver fatto la spola tra il carcere San Francesco e la sede della SD, fu decisa nell'ottobre 1944 la loro deportazione: Ida e Lina finirono al campo di concentramento femminile di Ravensbrück, Ernesto a Mauthausen.

Primo fu catturato pochi giorni dopo la loro deportazione: tornato in città per una missione assieme all'amico Sergio Barbieri, furono entrambi sorpresi in casa Barbieri (viale delle Rimembranze 36) dove erano passati per salutare i genitori di Sergio. Anche Primo passò le settimane successive tra la detenzione nel carcere di San Francesco e quella a Palazzo Rolli, dove fu sottoposto a violenti e interrogatori. Proprio durante uno di questi venne a sapere dell'arresto e della deportazione dei suoi genitori e della sorella Lina. Nel febbraio del 1945 fu decisa anche per lui la deportazione: Primo finì a Mauthausen e, in seguito, fu spostato nel sotto-campo di Gusen. Durante tutto il periodo di permanenza nel campo situato su territorio austriaco Primo tentò in tutti i modi di ritrovare il padre, che sapeva confinato nello stesso campo, ma non vi riuscì mai. Della famiglia Polizzi solo Laura riuscì a scampare alla cattura e, quindi, alla deportazione. Finita la guerra, Ida, Lina e Primo riuscirono a tornare, sebbene fortemente debilitati, a Parma. Ernesto, invece, non tornò più. Solo più tardi si seppe che era stato ucciso pochi giorni prima della Liberazione, il 22 aprile 1945.