Famiglia Della Pergola

Le vicissitudini della famiglia ebraica Della Pergola videro la sopravvivenza del solo capofamiglia all’esperienza dell’arresto e della deportazione.

I Della Pergola erano tra i più in vista nella comunità ebraica del parmense. Nei giorni precedenti il rastrellamento degli ebrei da parte degli agenti della Questura e dai fascisti della Repubblica sociale, i componenti della famiglia, presagendo la deportazione, abbandonarono la loro abitazione, situata in via Torelli 10. Enrico Della Pergola, rabbino di Parma, pensando di essere lui l’obiettivo dei nazifascisti, decise di tentare la fuga verso la Svizzera, insieme ai fratelli della moglie Emanuele e Giacomo Camerini. Vi riuscì, riparando oltreconfine, mentre i fratelli si videro costretti a riparare prima a Voghera e poi a Genova, dove rimasero a lungo in clandestinità.

Non altrettanto fortunata fu la sorte della moglie di Enrico, Emilia Camerini, e dei figli Cesare Davide e Donato, rispettivamente di 8 e 11 anni. I tre furono arrestati a Tizzano Val Parma il 10 dicembre 1943, insieme alle altre donne della famiglia di Emilia, le quali tuttavia – come si vedrà nella scheda dedicata alla famiglia Camerini nella sezione "salvati" – riuscirono a salvarsi. Non fu il caso di Emilia e dei figli: i tre furono tradotti al campo di concentramento di Monticelli Terme, e dopo essere passati per Fossoli vennero trasferiti ad Auschwitz. Birkenau. Lì – come scolpito indelebilmente sulle “pietre d’inciampo” – tra l’aprile e il maggio 1944, morirono tutti e tre.